Innovare e internazionalizzare: cosi’ crescono le PMI europee

Rapporto della Commissione Europea: le attività internazionali rinforzano la crescita e rendono più competitive le PMI. Solo il 23% delle aziende utilizza i programmi di sostegno dell’Unione

Un rapporto della Commissione Europea ha dimostrato che esiste un legame diretto tra il livello di internazionalizzazione delle PMI europee e le loro performance. Le attività internazionali rinforzano la crescita, rendono più competitive le PMI e supportano l’azienda nel lungo periodo. L’indagine si è svolta su un campione di 9480 PMI in 33 paesi europei e si è posta l’obiettivo di prendere in esame tutte quelle attività che permettono alle aziende di instaurare rapporti significativi con partner stranieri: attività di import-export, investimenti esteri, sub-contracting e cooperazione tecnologica internazionale.
Le PMI europee si sono dimostrare molto più attive sul fronte internazionale delle proprie controparti statunitensi e giapponesi: il 25% del campione è infatti impegnato in attività di esportazione o lo è stato nei passati tre anni, anche se la percentuale scende al 13% se si considera il solo traffico extra-UE.La percentuale si abbassa ulteriormente se si considerano le aziende impegnate in attività internazionali che vanno oltre le operazioni di import-export: le PMI che stringono legami di cooperazione tecnologica o di subcontracting sono intorno al 10%.

I settori più interessati dal processo di internazionalizzazione sono il manifatturiero e la vendita all’ingrosso, seguiti da trasporto e comunicazione. Dai dati emerge che l’internazionalizzazione influisce sul tasso di crescita occupazionale, che si attesta su una media del 7% per le imprese attive internazionalmente contro l’1% delle aziende che operano nei soli mercati locali. L’internazionalizzazione va inoltre di pari passo con l’innovazione: è infatti emerso che il 26% delle PMI internazionali ha presentato sul mercato prodotti e servizi nuovi ed innovativi per il proprio settore, una percentuale che si abbatte all’1% per le aziende locali.

La grande maggioranza delle PMI europee tuttavia non conosce le opportunità offerte dai programmi comunitari di supporto all’internazionalizzazione, a cui aderiscono un numero esiguo di imprese (il 23%). Le aziende sono frenate da una serie di barriere tra cui le più rilevanti sono il capitale necessario ad avviare il processo di internazionalizzazione; il prezzo di prodotti e servizi, non abbastanza competitivo per il mercato internazionale; la mancanza di un’adeguata informazione e di un supporto pubblico efficace e le difficoltà burocratiche legate ai trasporti internazionali.
Fonte: http://www.ict4executive.it

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Adriano Di Stasi

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