Il popolo della rete contro Report o contro se stesso?

12 Apr

Il popolo della rete contro Report o contro se stesso?

 

Francesco Maria de Feo riporta un articolo di Luigi De Falco apparso su H2Biz

206235_1818799721384_1581886285_1780779_5340731_nIl popolo della rete è in aperta polemica con la trasmissione Report andata in onda domenica 10 aprile ed interamente dedicata all’universo internet. Non condivido ne il tono ne tantomeno la sostanza delle polemiche. Bisogna ricordare che “Report” è una trasmissione di servizio rivolta essenzialmente al pubblico e non agli addetti ai lavori. Non mi sembra che la trasmissione abbia criminalizzato la rete. Ritengo, invece, che “Report” abbia stigmatizzato alcuni automatismi border-line nella gestione della privacy e dei contenuti degli utenti (le cosiddette applicazioni e la profilazione selvaggia).

I servizi mandati in onda hanno il gran pregio di aver reso più consapevole l’utente dei social e dei motori di ricerca dei propri diritti e doveri. I professionisti delle rete hanno solo da guadagnare da una operazione chiarezza. Sicuramente nel corso della puntata sono state fatte delle banalizzazioni e delle generalizzazioni tese per lo più a rendere comprensibile il mondo internet (social, motori, applicazioni) al pubblico. Molto più delicato, a mio avviso, il discorso sulla “profilazione degli utenti”, il vero cuore del contendere, la madre di tutte le battaglie. Quasi tutti i social network e buona parte degli operatori web-based (Google in testa) hanno un modello di business formalmente free (contentuti e operatività gratuiti), ma sostanzialmente premium (ti do dei servizi in cambio dei tuoi dati che poi rielaboro e vendo alle società di marketing).

Questo meccanisco trasforma i dati personali nella moneta delle rete, ma è un bluff … il bluff di un abile giocatore di poker seduto al tavolo con dei “polli” che, forse, grazie a “Report” oggi sono meno “polli”. Prima o poi tutta questa enorme mole di dati diventerà inefficace per il principio vecchio adagio del “TROPPI DATI, NESSUN DATO”.

Quando tutte le società di marketing saranno in posseso degli stessi dati sulle stesse persone il gioco diventaerà a somma zero e il business degli operatori che hanno puntato tutto sui dati crollerà o dovrà essere riposizionato verso altre forme di entrate. Sono personalmente convinto dell’inefficacia degli attuali sistemi di profilazione e voglio dimostralo con un esempio banale: il fatto che io clicchi il tasto “mi piace” su un link di facebook non vuol dire che quel contenuto mi piaccia davvero, magari ci ho cliccato solo perchè lo ha pubblicato un amico … Ma intanto ho dato a chi gestisce i dati un’informazione che loro interpreteranno in modo sbagliato e che trasferiranno alla pari ad una società di marketing che mi proporrà un prodotto/servizio in linea con quel contenuto (prodotto/servizio che, per inciso, io non comprerò mai perchè avevo cliccato sul “mi piace” solo per far contento un amico …).

Non c’è nulla da fare … i numeri sono sempre stupidi senza delle persone che sappiamo interpretarli in maniera “elastica”. Si può fare business anche senza profilare i propri iscritti e con maggior rispetto per la loro privacy.Alla trasmissione “Report” va il merito di aver spiegato alcuni meccanismi all’utente finale e di aver reso palese alcune contraddizioni della rete di cui tutti, anzitutto noi addetti ai lavori, dovremmo farci carico.

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